Nome? Monica Sole Casonato
Età? 20
Il tuo peggior difetto? Penso troppo
Il tuo miglior pregio? Ascoltare, di testa e di cuore
Il tuo animale preferito? Il leone, per la sua maestosità
La prima cosa che ti viene in mente? Finalmente primavera, la pizza di stasera, dovrei continuare rhinoceros
Di che segno sei? Leone
I tuoi biscotti preferiti? Krumiri
Il più bel gesto che si possa ricevere? Essere amati
I nomi dei sette nani? Mammolo, pisolo, eolo, brontolo, ...ma cucciolo era uno dei sette?!
I nomi dei sette re di Roma? Ok, adesso non scherziamo
Prima di partire per un lungo viaggio? Carica la fotocamera e armati di obiettivi
Il primo giocattolo che ti hanno regalato? Di certo non era il primo, ma io ricordo la playstation nel natale dei miei 7 anni
Il tuo più bel ricordo? Mamma e papà che ridono in cucina
In che posizione ti addormenti la sera? Lateralmente, con la gamba sopra in avanti rispetto al corpo
Quando cammini per strada stai a testa bassa o guardi i passanti? Sempre a testa alta
Cip o Ciop? Cip
Yoghi o Bubu? Bubu
La cosa che ti fa più paura? La solitudine, il futuro
La tua parola preferita in italiano? Amore
La tua parola preferita in inglese? Speechless
La tua parola preferita in tedesco? Credo di conoscere solo kartoffeln
Il ricordo più vecchio che riesci a trovare? Nonna che mi tiene tra le braccia, nonno che mi viene a prendere all'asilo dopo l'incidente di mamma
Ti sposerai? Credo di si
Ti addormenti facilmente se... Ho il cuore leggero
Credi nell’oroscopo? Rob Brezsny, assolutamente si
Un cantante che odi? Ognuno si esprime a suo modo, non odio nessuno
Moriresti per qualcun altro? Forse per troppe persone
Amore o amicizia? Amicizia
La cosa che ti fa arrabbiare di più? Chi crede di potermi prendere in giro (e ce la fa)
Ami te stesso? Quanto basta
Hai fiducia più negli altri o in te stesso? In me
Il primo nome che ti viene in mente? Sofia
L’ultima parola che vorresti dire? Wow
L’ultima persona con cui hai parlato al telefono? Mio fratello
Quante ore dormi di solito? 5/6
Quando sbagli numero al tel che fai? Non capita mai
Descrivi il tuo vicino di casa? Ahahahahah, "la padrona della Lilli", una signorotta scaltra, attiva, eclettica e un sacco rompi scatole
Se io ti dico testa tu cosa mi dici? Cuore
Rispondi al tel anche se è un numero che non conosci? Certo
Il regalo che hai fatto più spesso? Sorrisi
A chi hai scritto l’ultima mail? Mio padre
L’ultima persona con cui hai litigato? Il litigio non fa parte della mia quotidianità
Il primo giocattolo che ricordi? Il sapientino più
L’ultimo oggetto che hai buttato nel cestino? Fogli di concept bocciati da Panto, pochi, per fortuna
La cosa a cui sei più legata? Alle mie foto
E la persona a cui sei più legata? Giulia
Il primo proverbio che ti viene in mente? Bottepiccolavinobuono
Se partecipassi a uno di quei programmi dove trovi come sorpresa una persona famosa che ammiri, chi sarebbe? Andrew Howe
La qualità che stimi di più? La costanza
La cosa che ti rimane più impressa al primo impatto con una persona? Il modo di fare
Ciò che fai meglio? Amare
Caldo o freddo? Bollente
L’oggetto più inutile? Lo spremiagrumi di Starck?!
Quello più utile? L'iPod
Il modo più semplice per comunicare le cose? Parlare
I personaggi dei cartoni di cui ti sei "innamorato"? Jean Bob e Aurora quando faceva le torte
That's me.
Ed ora è arrivato il momento di scoprire quel lato di me, che nessuna rete, nessuna anima, ha mai potuto conoscere prima.
venerdì 27 aprile 2012
lunedì 16 aprile 2012
Non mollare, maresciallo.
Arriva, prima o poi, quel momento, nel quale ti rendi conto che non puoi più rimandare gli impegni presi con te stessa. La frenesia del vivere quotidiano cerca immancabilmente di allontararti da te, da quei piccoli vizi che ti fanno sentire un pò meglio, come sedere qui, dinanzi ad una scatola illuminata, e scrivere.
Forse ho la presunzione di risolvere qualcosa, di cercare l'inizio di quel gomitolo aggrovigliato che si è venuto a creare in me, contro di me.
Badate bene, questa volta io non c'entro davvero nulla. Ho cercato di rimanere stabile, di riporre ogni pensiero al suo posto, ma i terremoti nessuno li ferma. Ed è proprio questo, che è capitato.
Una scossa così forte che ha fatto oscillare gli scaffali di pensieri ordinati dalla A alla Z, che si sono visti irrimediabilmente mescolati, ingarbugliati gli uni agl'altri.
E quanto tempo ci vuole per riordinare tutto, nessuno lo sa.
Ogni tanto mi chiedo perchè non esista un breviario per alcune situazioni che c'investono e ci obbligano a viverle, anche se ci aggrappiamo con tutte le nostre forze al quel briciolo di tranquillità che nella nostra vita persisteva.
E sembra che un problemi ne chiami altri cento. E così non si finisce più di pensare e cercare di risolvere, e lottare e cercare di rimanere con i piedi per terra, e sperare e cercare di non rimanere delusi.
Vieni catapultato dentro vicissitudini che fanno paura.
Queste ti calpestano, e ti lasciano così, frastornata, a terra.
Cerchi la speranza, ma la consapevolezza di quel che verrà dopo, se la mangia in un sol boccone.
Nuoti in mezzo alle vite d'altri per dire a te stessa che "c'è sempre chi sta peggio".
Non comprendi.
Cerchi risposte.
Piangi.
La disperazione.
Nessuna speranza.
Tanto dolore.
Dentro te, tutto grida. E tu, attendi.
Moiswaitingforsomethingnew*
Forse ho la presunzione di risolvere qualcosa, di cercare l'inizio di quel gomitolo aggrovigliato che si è venuto a creare in me, contro di me.
Badate bene, questa volta io non c'entro davvero nulla. Ho cercato di rimanere stabile, di riporre ogni pensiero al suo posto, ma i terremoti nessuno li ferma. Ed è proprio questo, che è capitato.
Una scossa così forte che ha fatto oscillare gli scaffali di pensieri ordinati dalla A alla Z, che si sono visti irrimediabilmente mescolati, ingarbugliati gli uni agl'altri.
E quanto tempo ci vuole per riordinare tutto, nessuno lo sa.
Ogni tanto mi chiedo perchè non esista un breviario per alcune situazioni che c'investono e ci obbligano a viverle, anche se ci aggrappiamo con tutte le nostre forze al quel briciolo di tranquillità che nella nostra vita persisteva.
E sembra che un problemi ne chiami altri cento. E così non si finisce più di pensare e cercare di risolvere, e lottare e cercare di rimanere con i piedi per terra, e sperare e cercare di non rimanere delusi.
Vieni catapultato dentro vicissitudini che fanno paura.
Queste ti calpestano, e ti lasciano così, frastornata, a terra.
Cerchi la speranza, ma la consapevolezza di quel che verrà dopo, se la mangia in un sol boccone.
Nuoti in mezzo alle vite d'altri per dire a te stessa che "c'è sempre chi sta peggio".
Non comprendi.
Cerchi risposte.
Piangi.
La disperazione.
Nessuna speranza.
Tanto dolore.
Dentro te, tutto grida. E tu, attendi.
Moiswaitingforsomethingnew*
domenica 19 febbraio 2012
E quando arriva la notte e resto sola con me.
Com'è strana la notte. Chissà come mai si vive tutto più intensamente. Forse, perchè ci si sente i soli a godersi dei momenti che scavalcano l'ordinario, mentre tutto il resto del mondo è impegnato a farsi cullare da Morfeo. Ed è così, che anche questa notte, la me più contorta non mi lascia dormire.
Mi costringe a fare i conti con la realtà.
Sono diventata una specie di magnete per situazioni acute ed illogiche.
C'è chi giura che il pensiero sia l'arma più forte a nostra disposizione, ed è proprio quell'ingarbugliato sistema insito in ognuno di noi che farebbe accadere ciò a cui quotidianamente assistiamo.
E' un pò come se noi facessimo, involontariamente, una dichiarazione di voleri ed intenti, dalla quale nascono poi situazioni che ci vedono i diretti protagonisti.
Ecco. Se così fosse davvero, io credo di avere un serio problema di relazione con i miei pensieri.
Ammetto che, alle volte, capita di fare qualche sciocchezza. Ma il problema sta oltre quella sciocchezza.
Bello si, agire d'impulso, di cuore, senza, calcolatrice alla mano, definire tutte le sfumature e le variabili possibili del dopo.
Il dopo. E' lui il fottuto problema. E' sempre, solo lui.
Perchè non può essere tutto semplice, almeno qualche volta? Perchè non può essere così, per un attimo, per quell'attimo?
E' difficile pensare che siamo proprio noi gli artefici delle nostre gioie e dei nostri tormenti; tant'è che a far entrare alcune persone, le stesse per le quali sono qui davanti, stanotte, siamo sempre ed esclusivamente noi.
Come diavolo si fa a guardarsi allo specchio ed a dirsi "sai Monica, è colpa tua"?
E come diavolo si fa a fare i conti con se stessi, poi?
Forse, la verità è che quel dopo, quella vita che scorre dopo quel momento, sfugge al nostro controllo, a tutto ciò che siamo e che vorremmo. Perchè, da buon prodotto riconducibile alla categoria tuttociòcheancoradeveaccadere, non abbiamo le armi congrue per comprendere, accettare e mutare.
Io temo di esser indubbia solo su di una verità che mi si è cucita addosso ultimamente.
Non so mettere il mio cuore in standby. Credo di non esser in grado di evitare emozioni e sentimenti.
E credo altresì, che per quanto sconveniente ed inopportuno possa risultare alle volte, è di certo una forma d'umanità eccezionalmente smisurata.
Eccomi qui. Io sono Monica Sole Casonato.
Sono quella che non sa che sentire, agire ed amare, di cuore.
Moinanothetrouble*
Ps. Mi piace pensare che, anche quando dinanzi a noi ci sono unicamente nuvole nere che minacciano pioggia e grandine, comunque andrà, sarà un successo. Perchè, comunque andrà, noi siamo stati protagonisti, e proprio noi, ne siamo usciti con l'aiuto delle forze e delle consapevolezze che negl'anni, hanno fatto di noi ciò che oggi siamo.
Mi costringe a fare i conti con la realtà.
Sono diventata una specie di magnete per situazioni acute ed illogiche.
C'è chi giura che il pensiero sia l'arma più forte a nostra disposizione, ed è proprio quell'ingarbugliato sistema insito in ognuno di noi che farebbe accadere ciò a cui quotidianamente assistiamo.
E' un pò come se noi facessimo, involontariamente, una dichiarazione di voleri ed intenti, dalla quale nascono poi situazioni che ci vedono i diretti protagonisti.
Ecco. Se così fosse davvero, io credo di avere un serio problema di relazione con i miei pensieri.
Ammetto che, alle volte, capita di fare qualche sciocchezza. Ma il problema sta oltre quella sciocchezza.
Bello si, agire d'impulso, di cuore, senza, calcolatrice alla mano, definire tutte le sfumature e le variabili possibili del dopo.
Il dopo. E' lui il fottuto problema. E' sempre, solo lui.
Perchè non può essere tutto semplice, almeno qualche volta? Perchè non può essere così, per un attimo, per quell'attimo?
E' difficile pensare che siamo proprio noi gli artefici delle nostre gioie e dei nostri tormenti; tant'è che a far entrare alcune persone, le stesse per le quali sono qui davanti, stanotte, siamo sempre ed esclusivamente noi.
Come diavolo si fa a guardarsi allo specchio ed a dirsi "sai Monica, è colpa tua"?
E come diavolo si fa a fare i conti con se stessi, poi?
Forse, la verità è che quel dopo, quella vita che scorre dopo quel momento, sfugge al nostro controllo, a tutto ciò che siamo e che vorremmo. Perchè, da buon prodotto riconducibile alla categoria tuttociòcheancoradeveaccadere, non abbiamo le armi congrue per comprendere, accettare e mutare.
Io temo di esser indubbia solo su di una verità che mi si è cucita addosso ultimamente.
Non so mettere il mio cuore in standby. Credo di non esser in grado di evitare emozioni e sentimenti.
E credo altresì, che per quanto sconveniente ed inopportuno possa risultare alle volte, è di certo una forma d'umanità eccezionalmente smisurata.
Eccomi qui. Io sono Monica Sole Casonato.
Sono quella che non sa che sentire, agire ed amare, di cuore.
Moinanothetrouble*
Ps. Mi piace pensare che, anche quando dinanzi a noi ci sono unicamente nuvole nere che minacciano pioggia e grandine, comunque andrà, sarà un successo. Perchè, comunque andrà, noi siamo stati protagonisti, e proprio noi, ne siamo usciti con l'aiuto delle forze e delle consapevolezze che negl'anni, hanno fatto di noi ciò che oggi siamo.
lunedì 2 gennaio 2012
Abbi cura di te.
“Non avere
paura di avere coraggio”, recitava pedestremente, quasi avesse paura di
dimenticarsi la sua sentenza per la vita, un uomo che ha fatto dell suo percorso
un monumento che perdura inalterato nel tempo.
Già, il coraggio. Vena caratteriale che
si fa motore d’un corpo intero. Lo stesso che ti spinge a compiere atti
inconsueti, che alle volte vanno oltre, oltre a tutto. Di certo, come per tutte le
cose, esistono anche in questa cavillosa virtù delle differenze abissali.
Vi è il
coraggio di chi fa il primo passo e quello di una bimba che rivolgere la parola a quello moro con
le lentiggini tanto carino dell’altra classe; vi è il coraggio di chi mette al mondo un
figlio e quello di chi, quel figlio, lo devolve a chi non può averne; vi è il
coraggio di chi sa dire di no, e quello di chi tace per altrui felicità; vi è
il coraggio di chi sfida la sorte e quello di chi prende in mano le redini
della sua vita e la porta in salvo; vi è il coraggio di chi si prodiga per
altruismo e quello di chi vive i propri giorni in solitudine; vi è il coraggio
di chi non ha niente e tenta tutto, e quello di chi ha tutto e vorrebbe di più;
vi è il coraggio di chi ama, e quello di chi si lascia amare; vi è il coraggio
di chi fa un giuramento, e quello di chi lo tradisce.
Vi è un’armonia,
una fratellanza, nella la giostra incantata delle sfumature sottili del coraggio. La scelta.
Non vi è coraggio alcuno che non abbia nel suo mare profondo una scelta. E’ la stessa che facciamo ogni giorno, alle volte inconsapevolmente, che guida i nostri passi, che ci fa arrivare laddove tanto desideravamo giungere.
Non vi è coraggio alcuno che non abbia nel suo mare profondo una scelta. E’ la stessa che facciamo ogni giorno, alle volte inconsapevolmente, che guida i nostri passi, che ci fa arrivare laddove tanto desideravamo giungere.
Alle
volte, la vita c'insegna che alcune situazioni richiedono scelte ardue, ed è lì, proprio lì, tra le
tante velleità e le tante imperfezioni del nostro avviluppato essere, che
risiede quella piccola gemma preziosa, quella che brilla un po’ più delle
altre. Il coraggio.
Ho sempre creduto che un manuale delle istruzioni alla nascita, come tutte le macchine più complicate, avrebbe dovuto ritenersi indispensabile. Ahimè, invece, ci troviamo a dover utilizzare strumenti e materiali senza aver conoscenza teorica alcuna.
Ho sempre creduto che un manuale delle istruzioni alla nascita, come tutte le macchine più complicate, avrebbe dovuto ritenersi indispensabile. Ahimè, invece, ci troviamo a dover utilizzare strumenti e materiali senza aver conoscenza teorica alcuna.
Eppure, anche gli uomini all’apparenza più insignificanti, hanno avuto la forza
di usare questa dote. Perchè? Beh, vi svelo un piccolo segreto.
In attesa di un manuale d’istruzioni, vi posso anticipare che alla voce “Scelta” vi è stilato: segui il tuo cuore.
Moandherwishes*
In attesa di un manuale d’istruzioni, vi posso anticipare che alla voce “Scelta” vi è stilato: segui il tuo cuore.
Moandherwishes*
venerdì 11 novembre 2011
Alle porte di un nome in più. E dell'inchiostro sulla pelle.
Tu hai il tuo bel piano. Tutto già accuratamente predisposto. Nelle più colorite sfumature.
Giorno per giorno, lo nutri, lo curi, ti ci dedichi pienamente. Persegui quegl'obiettivi che ne fanno parte, disseminati lungo la strada che ti porterà ad arrivare al suo compimento.
Sembra tutto così cristallino, così lineare.
La vita ti mette di fronte a delle prove, tu le affronti e prosegui allegra e compiaciuta per il tuo cammino.
Ed è lì, che ti frega.
Quando sei beata, quando proprio non ci pensi che può esistere qualcosa di diverso da quello che fino ad ora hai sempre creduto essere il tuo futuro.
Ed ancora una volta i tuoi pensieri iniziano a farsi strada tra una sinapsi e l'altra, ed arrivano pungenti, come sottili spilli sul cuore.
Inerme, ti guardi attorno, tu, turbata nell'animo, protagonista di una situazione che neanche potevi immaginare appartenente ad altre creaature, e capisci che non vi è altra soluzione che lasciarsi andare nel flusso degli eventi. E viverli, fino in fondo.
Capisci che forse è giusto così. O forse no, ma ormai non ha più importanza.
Niente più programmi, then.
Percepisci anche che, per tutto ciò che l'essere umano è di natura, è vano e superfluo, fare progetti.
Banale quanto orridamente vero, ma dobbiamo proprio dircelo; la vita è imprevedibile.
La certezza di oggi è l'etereità, l'intangibilità del nostro domani.
Pianificare è sciocco. E' balorda utopia.
Keep living now.
Mointruble*
Giorno per giorno, lo nutri, lo curi, ti ci dedichi pienamente. Persegui quegl'obiettivi che ne fanno parte, disseminati lungo la strada che ti porterà ad arrivare al suo compimento.
Sembra tutto così cristallino, così lineare.
La vita ti mette di fronte a delle prove, tu le affronti e prosegui allegra e compiaciuta per il tuo cammino.
Ed è lì, che ti frega.
Quando sei beata, quando proprio non ci pensi che può esistere qualcosa di diverso da quello che fino ad ora hai sempre creduto essere il tuo futuro.
Ed ancora una volta i tuoi pensieri iniziano a farsi strada tra una sinapsi e l'altra, ed arrivano pungenti, come sottili spilli sul cuore.
Inerme, ti guardi attorno, tu, turbata nell'animo, protagonista di una situazione che neanche potevi immaginare appartenente ad altre creaature, e capisci che non vi è altra soluzione che lasciarsi andare nel flusso degli eventi. E viverli, fino in fondo.
Capisci che forse è giusto così. O forse no, ma ormai non ha più importanza.
Niente più programmi, then.
Percepisci anche che, per tutto ciò che l'essere umano è di natura, è vano e superfluo, fare progetti.
Banale quanto orridamente vero, ma dobbiamo proprio dircelo; la vita è imprevedibile.
La certezza di oggi è l'etereità, l'intangibilità del nostro domani.
Pianificare è sciocco. E' balorda utopia.
Keep living now.
Mointruble*
martedì 1 novembre 2011
A torturarmi, a chiedermi perchè.
Stare qui davanti non è così semplice, come si pensa.
Capita spesso che arrivi quella voglia di condivisione, ma in un istante viene mascherata dalla paura di mettersi a nudo. Perchè è questo, che faccio qui.
Passo il mio daybyday aggrappandomi a pensieri folli, piuttosto di non pensare a quello in cui dovrei davvero porre attenzione e rimedio.
Scrivere è una medicina; è un metodo di autopsicanalisi che, la maggior parte delle volte, risulta efficace.
Taluni si inibiscono, ritenendo di non poter dare vita ai propri pensieri, di non poter togliere loro quel vesisto astratto di cui si ricoprono; metterli a nudo, e toccarli con mano.
Alle volte dimentichiamo che è proprio il nostro saper formulare episodi incorporei che ci rende ciò che siamo. Esseri fottutamente complicati, bisognosi l'uno dell'altro, in continua ricerca di qualcosa di più.
Perchè, ahimè, quel filosofo greco, aveva proprio ragione.
Siamo capaci di circondarci di ogni qualsivoglia oggetto che declini il suo ego in ambizione, brama od anelito.
Facciamo nostre situazioni e personaggi che ci elargiscono estasi ed appagamento.
E' di questo che viviamo. E' questo che ci spinge a lottare, a vivere il nostro quotidiano.
Ma già siamo a conoscenza del fatto che, la mattina dopo, saremo sempre lì, a ricominciare tutto nuovamente da capo, a cercare la sfida giornaliera, a lottare per raggiungerla. A sentirsi appagati, per un istante.
Si, un istante soltanto. Quell'istante, che vale tutta la nostra vita.
Mobelievesinherselfpower*
Capita spesso che arrivi quella voglia di condivisione, ma in un istante viene mascherata dalla paura di mettersi a nudo. Perchè è questo, che faccio qui.
Passo il mio daybyday aggrappandomi a pensieri folli, piuttosto di non pensare a quello in cui dovrei davvero porre attenzione e rimedio.
Scrivere è una medicina; è un metodo di autopsicanalisi che, la maggior parte delle volte, risulta efficace.
Taluni si inibiscono, ritenendo di non poter dare vita ai propri pensieri, di non poter togliere loro quel vesisto astratto di cui si ricoprono; metterli a nudo, e toccarli con mano.
Alle volte dimentichiamo che è proprio il nostro saper formulare episodi incorporei che ci rende ciò che siamo. Esseri fottutamente complicati, bisognosi l'uno dell'altro, in continua ricerca di qualcosa di più.
Perchè, ahimè, quel filosofo greco, aveva proprio ragione.
Siamo capaci di circondarci di ogni qualsivoglia oggetto che declini il suo ego in ambizione, brama od anelito.
Facciamo nostre situazioni e personaggi che ci elargiscono estasi ed appagamento.
E' di questo che viviamo. E' questo che ci spinge a lottare, a vivere il nostro quotidiano.
Ma già siamo a conoscenza del fatto che, la mattina dopo, saremo sempre lì, a ricominciare tutto nuovamente da capo, a cercare la sfida giornaliera, a lottare per raggiungerla. A sentirsi appagati, per un istante.
Si, un istante soltanto. Quell'istante, che vale tutta la nostra vita.
Mobelievesinherselfpower*
domenica 23 ottobre 2011
LIFEless.
Sembra che, ogni qual volta le mie dita iniziano a premere i tasti oramai consumati di questa tastiera, debbano necessariamente dar vita a quel dettaglio sinistro, a quell'accidente insito nel mio daybyday.
Ahimè devo. Qualcuno, oggi, ci ha invitato involontariamente a riflettere. Ed è doveroso farlo.
C'era un ometto che correva. Correva per inseguire un sogno che, gara dopo gara, si faceva sempre più vivido, con la passione disarmante di chi ama il suo mestiere.
Ed eccolo lì, il suo sogno, rotolato in mezzo all'asflato rovente, spettatore spietato di quanto stava accadendo; è rimasto lì. Schiacciato, intrappolato in un pugno di metri quadri, che han sentito il respiro mancare ed il battito farsi sempre più labile. Lui correva, lui inseguiva ciò in cui credeva.
Sperava, vivendo nel costante limbo dell'attesa, per toccare quel gradino, quello lassù, quello da cui il mondo sembra avere un altro colore.
Nulla di tutto ciò esiste ancora. Nulla.
E' sempre lì, è sempre a terra. Ed è lì, che sempre, rimarrà.
Niente lezioni drammaticamente tragiche sulla vita.
Io rifletterei.
Non c'è sogno che inganni la morte. Non c'è passione che faccia battere un cuore quando per qualche avversità si arresta. Non c'è sentimento imperituro che possa riportare in vita chi ci ha lasciati qui.
Non ci resta che andare avanti e far tesoro di questa dannata forza superiore.
Io, rifletterei.
Mowithoutanyword*
Ahimè devo. Qualcuno, oggi, ci ha invitato involontariamente a riflettere. Ed è doveroso farlo.
C'era un ometto che correva. Correva per inseguire un sogno che, gara dopo gara, si faceva sempre più vivido, con la passione disarmante di chi ama il suo mestiere.
Ed eccolo lì, il suo sogno, rotolato in mezzo all'asflato rovente, spettatore spietato di quanto stava accadendo; è rimasto lì. Schiacciato, intrappolato in un pugno di metri quadri, che han sentito il respiro mancare ed il battito farsi sempre più labile. Lui correva, lui inseguiva ciò in cui credeva.
Sperava, vivendo nel costante limbo dell'attesa, per toccare quel gradino, quello lassù, quello da cui il mondo sembra avere un altro colore.
Nulla di tutto ciò esiste ancora. Nulla.
E' sempre lì, è sempre a terra. Ed è lì, che sempre, rimarrà.
Niente lezioni drammaticamente tragiche sulla vita.
Io rifletterei.
Non c'è sogno che inganni la morte. Non c'è passione che faccia battere un cuore quando per qualche avversità si arresta. Non c'è sentimento imperituro che possa riportare in vita chi ci ha lasciati qui.
Non ci resta che andare avanti e far tesoro di questa dannata forza superiore.
Io, rifletterei.
Mowithoutanyword*
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